Nel 2025 la spesa pro capite delle famiglie italiane ha raggiunto i 22.114 euro, ma circa 5,7 milioni di persone vivono in povertà assoluta. L’indagine ISTAT sulle spese familiari, pubblicata il 17 dicembre 2025, rivela un Paese spaccato in due: consumi in leggera crescita per chi può permetterseli, difficoltà crescenti per chi fatica a coprire bollette e salute.

Spesa pro capite 2025: 22.114 € · Aumento di 239 € rispetto al 2024 · Spesa alimentare totale: 193,7 miliardi € · Preoccupazione bollette 2026: 41% delle famiglie

Consumi famiglie Italia: snapshot 2025

Spesa Alimentare
193,7 miliardi € nel 2025

  • 23% in frutta e verdura (43 miliardi €)
  • Carne, pesce e alternative in aumento
  • Italiani spendono il doppio per cibo fuori casa vs 1995

Fonte: ISTAT – Indagine spese famiglie

Consumi Pro Capite
22.114 € pro capite

  • +239 € rispetto al 2024
  • Dai 19.322 € del 1995 a oggi: +14,4% in 30 anni
  • Oltre un quarto della spesa in beni necessari

Fonte: Sky TG24 / Altroconsumo

Povertà e Rischio
5,7 milioni in povertà assoluta

  • Incidenza 9,8% della popolazione (2024)
  • 1,28 milioni di minori in povertà (13,8%, peggiore dal 2014)
  • Mezzogiorno: famiglie spendono il 20% in meno della media

Fonte: Alleanza contro la Povertà / ISTAT

Prospettive 2026
52% famiglie prevede difficoltà

  • Indice aspettative a 47,5 punti (sotto la soglia critica)
  • 41% preoccupato per bollette domestiche
  • 46% fatica con le visite mediche, 47% con quelle odontoiatriche

Fonte: Sky TG24 / Termometro Altroconsumo

I principali dati sui consumi delle famiglie italiane
Indicatore Valore Periodo Fonte
Spesa pro capite 22.114 € 2025 ISTAT
Indice capacità di spesa 49,3/100 2025 Altroconsumo
Povertà assoluta (individui) 5,7 milioni (9,8%) 2024 ISTAT
Povertà minori 1,28 milioni (13,8%) 2024 ISTAT
Famiglie in forte pressione 17% 2025 Altroconsumo
Preoccupazione bollette 2026 41% 2026 Altroconsumo
Spesa alimentare totale 193,7 miliardi € 2025 ISTAT
Povertà nelle Isole 13,4% 2024 ISTAT

Il Termometro 2025 di Altroconsumo, basato su un’indagine condotta su 2.882 persone di età compresa tra 25 e 79 anni, restituisce l’immagine di un’Italia che resta sotto pressione. Se da un lato si registra un lieve miglioramento della capacità di spesa rispetto all’anno precedente, dall’altro il peso dei costi essenziali — in particolare per casa e salute — continua a gravare sui bilanci familiari.

“Il Termometro 2025 di Altroconsumo restituisce l’immagine di un’Italia che resta sotto pressione. Se da un lato si registra un lieve miglioramento della capacità di spesa degli italiani rispetto all’anno precedente, dall’altro il peso dei costi essenziali, in particolare per casa e salute, continua a gravare sui bilanci familiari”

Spesa alimentare media mensile famiglia 2 persone

Dati ISTAT recenti

Nel 2025 la spesa alimentare complessiva delle famiglie italiane ha raggiunto i 193,7 miliardi di euro, di cui circa 43 miliardi (23%) destinati a frutta e verdura. Per una famiglia di due persone, la spesa alimentare media mensile si attesta intorno ai 600-700 euro, con significative variazioni regionali: al Nord si spende mediamente il 15-20% in più rispetto al Mezzogiorno.

L’indagine ISTAT sulle spese delle famiglie, il cui periodo di riferimento è il 2026 e che è stata pubblicata il 17 dicembre 2025, rileva comportamenti di spesa e turismo dei residenti in Italia. Questa rilevazione campionaria coinvolge circa 28.000 famiglie distribuite su tutto il territorio nazionale e fornisce dati disaggregati per categoria di spesa, ripartizione geografica e tipologia familiare.

Da sapere: IstatData è la piattaforma online dell’ISTAT che consente l’accesso gratuito ai dati delle indagini campionarie sulle famiglie, inclusi i consumi e la povertà.

Confronto con anni precedenti

Rispetto al 1995, quando la spesa pro capite era di 19.322 euro, l’incremento reale è del 14,4% in trent’anni. Tuttavia, questo aumento è stato disomogeneo: le famiglie a basso reddito hanno visto erodersi il potere d’acquisto, mentre quelle medio-alte hanno beneficiato di una maggiore capacità di spesa.

Le spese abitative sono aumentate da 913 € mensili a 1.010 € tra il 2021 e il 2022, una crescita del 10,6% che ha colpito in particolare le famiglie in affitto, il cui tasso di povertà raggiunge il 22,1% contro il 4,7% dei proprietari di abitazione.

“L’aumento delle spese abitative tra il 2021 e il 2022, da 913 a 1.010 euro mensili, ha accelerato la corsa della povertà di consumo in Italia. Chi non riesce a risparmiare sulla casa, taglia altrove — spesso sulla qualità dell’alimentazione o sulle visite mediche.”

In sintesi: La spesa alimentare italiana ha superato i 193 miliardi nel 2025, ma il divario Nord-Sud e l’aumento dei costi abitativi stanno polarizzando i consumi tra chi può spendere e chi lotta per arrivare a fine mese.

Rischio povertà Italia

Indicatori attuali

Nel 2024, 5,7 milioni di individui si trovavano in condizioni di povertà assoluta in Italia, con un’incidenza del 9,8% sulla popolazione totale. Si tratta del dato peggiore per i minori: 1,28 milioni di bambini e ragazzi (13,8%) vivono in povertà assoluta, il valore più alto dal 2014.

Le famiglie quasi povere erano l’8,2% nel 2024, in lieve aumento dall’8,1% del 2023. L’ISTAT definisce “quasi povere” le famiglie con un reddito inferiore alla soglia di povertà relativa, che non riescono a sostenere uno standard di vita decoroso ma non rientrano nella povertà assoluta.

Incidenza della povertà per tipologia familiare (2024)
Tipologia Incidenza Variazione vs 2023
Povertà assoluta famiglie 8,4% +0,3 punti
Povertà assoluta minori 14,0% +0,8 punti
Famiglie quasi povere 8,2% +0,1 punti
Povertà Isole 13,4% +1,5 punti
Povertà famiglie straniere 35,2% Stabile

Impatto su consumi

La povertà di consumo in Italia è aumentata dal 6,9% del 2014 al 9,8% del 2024, mentre paradossalmente la povertà di reddito è scesa dal 25,6% al 18,1% nello stesso periodo. Questo fenomeno si spiega con l’aumento dei sussidi pubblici e delle retribuzioni basse che hanno incrementato il reddito dichiarato, ma non la capacità effettiva di spesa delle famiglie.

Dato chiave: L’75,9% delle famiglie povere straniere vive in affitto, contro una media del 20% per le famiglie italiane. Questo le rende particolarmente vulnerabili agli aumenti dei costi abitativi.

Le famiglie in affitto hanno un’incidenza di povertà del 22,1%, contro il 4,7% dei proprietari di abitazione. Il divario di 17,4 punti percentuali evidenzia come l’accesso alla casa sia un determinante fondamentale del rischio di povertà.

La distribuzione geografica della povertà conferma il divario storico tra Nord e Sud. Nelle Isole, l’incidenza della povertà assoluta ha raggiunto il 13,4% nel 2024, in crescita dall’11,9% dell’anno precedente. Al Centro-Nord, le regioni con i migliori indicatori di capacità di spesa sono l’Umbria (53,8), il Piemonte (52,1), il Trentino-Alto Adige (51,5) e la Sicilia (51,2).

In sintesi: Il rischio di povertà in Italia colpisce in modo sproporzionato le famiglie in affitto, quelle straniere e chi vive nel Mezzogiorno, con un effetto amplificato sui minori (13,8% in povertà assoluta).

Consumi pro capite Italia

Dati 2025

La spesa pro capite delle famiglie italiane nel 2025 si è attestata a 22.114 euro, con un aumento di 239 euro rispetto al 2024. L’indice sintetico della capacità di spesa, elaborato da Altroconsumo, è a 49,3 punti su 100 — ancora sotto la soglia di 50 che indica un equilibrio precario tra entrate e uscite.

Il 17% delle famiglie italiane è sottoposto a forte pressione economica, con difficoltà in tutti gli ambiti di spesa. Per il 35% delle famiglie è stato “molto difficile” risparmiare nel 2025, un dato che segnala l’assenza di margini di sicurezza per spese o investimenti futuri.

Evoluzione dal 1995

In trent’anni, la spesa pro capite è cresciuta da 19.322 euro (1995) a 22.114 euro (2025), con un incremento nominale del 14,4%. Tuttavia, al netto dell’inflazione, la crescita reale è stata più contenuta, e la distribuzione dei benefici è stata disomogenea.

Attenzione: L’aumento della spesa pro capite non riflette la situazione delle famiglie a basso reddito, che hanno visto contrarsi il proprio potere d’acquisto a causa dell’inflazione sui beni essenziali (energia, alimentari, abitazione).

Nel 2019, prima della pandemia, la povertà assoluta tra le famiglie era al 6,4% (1,674 milioni di famiglie), in calo dal 7% del 2018. Dal 2005, quando l’incidenza era al 5%, la povertà familiare è progressivamente aumentata fino all’8,4% del 2024.

“Il paradosso italiano: la povertà di reddito scende mentre quella di consumo sale. Sussidi e minimum wage gonfiano i redditi dichiarati, ma le famiglie a basso reddito faticano comunque a pagare bollette, affitti e medicine. Il tenore di vita reale non migliora.”

In sintesi: Nonostante l’aumento della spesa pro capite a 22.114 euro, oltre un terzo delle famiglie fatica a risparmiare e 5,7 milioni di italiani vivono sotto la soglia di povertà assoluta, un fenomeno in crescita dal 2005.

Povertà assoluta Italia ISTAT

Definizione ISTAT

L’ISTAT definisce la povertà assoluta come l’incapacità di acquisire beni e servizi necessari per un tenore di vita minimo accettabile. La soglia di povertà assoluta varia in base alla composizione familiare, all’area geografica e all’età dei componenti. Per una famiglia di due adulti con due figli, la soglia nel 2024 era di circa 1.500 euro mensili al Nord e 1.200 euro al Sud.

La povertà assoluta si distingue da quella relativa (o quasi povertà) perché misura l’impossibilità di soddisfare bisogni essenziali, non solo il confronto con il tenore di vita medio del Paese.

Dati aggiornati

Nel 2024, l’incidenza della povertà assoluta sulla popolazione totale era del 9,8%, con 5,7 milioni di individui in condizioni di indigenza grave. Tra i minori (under 17), l’incidenza sale al 14%, un dato che include anche i 1,28 milioni di bambini in povertà assoluta con incidenza del 13,8% — la peggiore dal 2014.

Povertà assoluta per fasce d’età (2024)
Fascia d’età Incidenza
Under 17 13,8%
18-34 anni 11,7%
Over 65 6,4%
Popolazione totale 9,8%

L’analisi per nazionalità rivela una disparità marcata: le famiglie straniere hanno un’incidenza di povertà assoluta del 35,2%, oltre quattro volte quella delle famiglie italiane. Come evidenziato, il 75,9% delle famiglie povere straniere vive in affitto, configurando una spirale negativa tra costo abitativo, povertà e esclusione sociale.

Confronto europeo: In Italia e Portogallo il 17% delle famiglie è in forte pressione economica, contro il 13% della Spagna e il 7% del Belgio. L’Italia ha la quota più alta di famiglie in difficoltà per casa e salute tra i quattro paesi analizzati.

In sintesi: L’ISTAT certifica 5,7 milioni di persone in povertà assoluta nel 2024, con i minori (13,8%) e le famiglie straniere (35,2%) come gruppi più vulnerabili. La povertà di consumo continua a crescere nonostante i sussidi che riducono la povertà di reddito dichiarata.

Proiezioni consumi 2026

Voci critiche

Per il 2026, l’indice delle aspettative delle famiglie italiane si attesta a 47,5 punti, sotto la soglia critica di 50. Il 52% delle famiglie prevede maggiori difficoltà economiche rispetto all’anno precedente, un segnale di pessimismo diffuso che potrebbe tradursi in una contrazione dei consumi discrezionali.

Le voci di spesa più critiche per il 2026 sono:

  • Bollette domestiche: il 41% delle famiglie si dichiara preoccupato per l’aumento delle utenze, in miglioramento rispetto al 47% del 2024 ma ancora su livelli elevati.
  • Visite mediche: il 46% fatica a sostenere le spese sanitarie, in calo dal 52% del 2024.
  • Visite odontoiatriche: il 47% dichiara difficoltà, confermando la salute dentale come uno dei sacrifici più diffusi.
  • Alimentari: l’aumento dei prezzi di carne, pesce e alternative proteiche continua a gravare sui bilanci familiari.

Bollette e alimentari

Il lieve miglioramento delle difficoltà per bollette (dal 47% al 41%) e visite mediche (dal 52% al 46%) tra il 2024 e il 2025 indica un alleggerimento della pressione su alcune voci essenziali. Tuttavia, il permanere di difficoltà per oltre il 40% delle famiglie segnala una vulnerabilità strutturale del sistema di consumi italiano.

Le proiezioni per il 2030 stimano che l’incidenza della povertà assoluta tra le famiglie possa raggiungere il 10%, con un passaggio dell’8,4% del 2024 a quasi il 9% a fine 2024. Questa traiettoria ascendente pone interrogativi sulla sostenibilità sociale del modello di consumi italiano.

“L’Italia non è solo un Paese di risparmiatori, ma anche di famiglie che non riescono a costruire margini di sicurezza. Con il 35% delle famiglie che fatica a risparmiare e il 52% che prevede difficoltà maggiori nel 2026, la capacità di spesa rischia di contrarsi ulteriormente.”

Analisi Termometro Altroconsumo 2025

In sintesi: Le proiezioni 2026 confermano un sentiment negativo delle famiglie (indice 47,5), con bollette e salute come voci critiche. La povertà potrebbe raggiungere il 10% entro il 2030, richiedendo interventi strutturali su casa e sanità.

Cosa migliora

  • Spesa pro capite in crescita (+239 € vs 2024)
  • Difficoltà per bollette in calo (47% → 41%)
  • Visite mediche più accessibili (52% → 46%)
  • Povertà di reddito in discesa (25,6% → 18,1%)

Cosa peggiora

  • Povertà di consumo in aumento (6,9% → 9,8%)
  • Minori in povertà: dato peggiore dal 2014
  • 52% famiglie prevede difficoltà nel 2026
  • Proiezioni al 10% di povertà entro il 2030

Come sono cambiati i consumi delle famiglie italiane negli ultimi 30 anni

Dal 1995 al 2025, la spesa pro capite delle famiglie italiane è cresciuta da 19.322 a 22.114 euro, con un incremento complessivo del 14,4%. Questo aumento, however, nasconde dinamiche profondamente diverse tra fasce di reddito e aree geografiche.

La distribuzione della spesa si è spostata progressivamente verso i beni necessari: oggi oltre un quarto della spesa familiare è assorbito da abitazione, energia e alimentari di base. I consumi discrezionali — vacanze, cultura, tempo libero — hanno visto una contrazione relativa, soprattutto nelle famiglie a basso reddito.

Il confronto con i partner europei rivela un’anomalia italiana: mentre Belgio (+1,2 punti) e Portogallo (-4,6 punti) mostrano variazioni significative nella capacità di spesa, l’Italia resta stabile ma su livelli di pressione più elevati (17% contro 7% del Belgio).

Confronto internazionale: Il Belgio ha registrato un miglioramento di 1,2 punti nell’indice di capacità di spesa, mentre il Portogallo ha perso 4,6 punti. L’Italia è stabile, ma mantiene la quota più alta di famiglie in difficoltà per casa e salute tra Italia, Spagna, Belgio e Portogallo.

In sintesi: In 30 anni la spesa pro capite è aumentata del 14,4%, ma i benefici sono stati disomogenei. Oggi oltre un quarto della spesa va ai beni essenziali e la povertà di consumo (9,8%) è aumentata nonostante il calo della povertà di reddito.

Differenze consumi Nord vs Sud Italia

Il divario Nord-Sud nei consumi familiari italiani resta marcato e strutturale. Le famiglie del Mezzogiorno spendono mediamente il 20% in meno della media nazionale, una differenza che si riflette su tutti gli indicatori di benessere economico.

Le regioni con la capacità di spesa più alta sono Umbria (53,8), Piemonte (52,1), Trentino-Alto Adige (51,5) e Sicilia (51,2). Le più basse sono Campania (48,6), Sardegna (47,1) e Marche (46,8). La Sicilia si distingue come eccezione meridionale, probabilmente grazie a dinamiche turistiche e familiari specifiche.

La povertà nelle Isole raggiunge il 13,4% nel 2024, in crescita dall’11,9%, una traiettoria che separa ulteriormente il Mezzogiorno dal Centro-Nord. Questo divario si traduce in un diversa capacità di accesso a servizi sanitari, educativi e di welfare.

Indice di capacità di spesa per regione (2025)
Regione Indice Posizione
Umbria 53,8 Sopra media
Piemonte 52,1 Sopra media
Trentino-Alto Adige 51,5 Sopra media
Sicilia 51,2 Sopra media
Campania 48,6 Sotto media
Sardegna 47,1 Sotto media
Marche 46,8 Sotto media

In sintesi: Il divario Nord-Sud si conferma strutturale: il Mezzogiorno spende il 20% in meno della media nazionale, con la povertà nelle Isole al 13,4%. Solo la Sicilia si mantiene sopra la media nazionale, distinguedosi nel panorama meridionale.

Quali sono i principali consumi delle famiglie italiane?

Nel 2025 la spesa pro capite è stata di 22.114 euro, di cui circa 193,7 miliardi di euro complessivi per alimentari. Le voci principali sono abitazione (in crescita da 913 a 1.010 € mensili), salute (46% fatica con visite mediche), e alimentari. Oltre un quarto della spesa va in beni necessari, con un aumento della quota destinata a costi essenziali rispetto ai consumi discrezionali.

Come si calcola la povertà assoluta secondo ISTAT?

L’ISTAT considera in povertà assoluta chi non può acquisire beni e servizi per un tenore di vita minimo. La soglia varia per composizione familiare, area geografica e età. Per una famiglia di due adulti e due figli, nel 2024 era di circa 1.500 euro mensili al Nord e 1.200 euro al Sud. Nel 2024, 5,7 milioni di persone (9,8%) erano in povertà assoluta.

Qual è l’evoluzione della spesa pro capite dal 1995?

La spesa pro capite è passata da 19.322 euro (1995) a 22.114 euro (2025), con un incremento del 14,4% in 30 anni. Tuttavia, la crescita è stata disomogenea e al netto dell’inflazione l’aumento reale è più contenuto. Il divario tra fasce di reddito e aree geografiche si è accentuato: il Mezzogiorno spende il 20% in meno della media nazionale.

Quanto incide l’inflazione sui consumi 2026?

L’inflazione ha colpito in particolare beni essenziali come abitazione, energia e alimentari. Le spese abitative sono aumentate del 10,6% tra 2021 e 2022 (da 913 a 1.010 € mensili). Per il 2026, il 41% delle famiglie si dichiara preoccupato per le bollette e il 52% prevede maggiori difficoltà economiche. L’indice delle aspettative è a 47,5 punti, sotto la soglia critica di 50.

Differenze consumi Nord vs Sud Italia?

Il divario è strutturale: le famiglie del Mezzogiorno spendono il 20% in meno della media nazionale. Le regioni più performanti sono Umbria (53,8), Piemonte (52,1), Trentino-Alto Adige (51,5) e Sicilia (51,2). Le più in difficoltà sono Campania (48,6), Sardegna (47,1) e Marche (46,8). La povertà nelle Isole raggiunge il 13,4%, la più alta d’Italia.

Cos’è l’indagine ISTAT sulle spese famiglie?

È una rilevazione campionaria che coinvolge circa 28.000 famiglie su tutto il territorio italiano. Rileva comportamenti di spesa e turismo dei residenti, disaggregando i dati per categoria di spesa, ripartizione geografica e tipologia familiare. Il periodo di riferimento 2026 è stato pubblicato il 17 dicembre 2025. IstatData è la piattaforma online per accedere a questi dati gratuitamente.

Quali dati fornisce IstatData sui consumi?

IstatData è la piattaforma online dell’ISTAT che consente l’accesso gratuito ai dati delle indagini campionarie, inclusi consumi, povertà e condizioni economiche delle famiglie. Fornisce serie storiche, confronti territoriali e disaggregazioni per tipologia familiare. L’indagine sulle spese delle famiglie è una delle rilevazioni più complete sul tema, con dati aggiornati annualmente.

La fotografia dei consumi familiari italiani nel 2025 restituisce un Paese in transizione: da un lato la spesa pro capite cresce e l’indice di capacità di spesa migliora leggermente, dall’altro la povertà di consumo continua ad aumentare e le proiezioni per il 2026 segnalano un peggioramento del sentiment economico. Il divario tra chi può spendere e chi fatica a coprire i costi essenziali si sta strutturalizzando, con effetti particolarmente gravi sui minori (13,8% in povertà assoluta) e sulle famiglie in affitto (22,1% di incidenza). L’ISTAT, con l’indagine sulle spese familiari pubblicata il 17 dicembre 2025, offre la base dati per monitorare questa evoluzione, ma la sfida politica e sociale rimane aperta.


La spesa pro capite salita a 22.114 euro nel 2025, come indicato nei dati Istat consumi 2025-2026, preannuncia ulteriori aumenti per bollette e alimentari nel 2026.