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Reati Informatici Italia – Tipi, Pene e Come Denunciare

Riccardo Matteo Moretti Conti • 2026-04-12 • Revisionato da Elena Moretti


Il panorama della criminalità informatica in Italia ha subito una profonda trasformazione negli ultimi anni, con un incremento significativo delle denunce e un inasprimento del quadro normativo. La Legge n. 90/2024 ha rappresentato una svolta nel contrasto ai reati informatici, modificando numerosi articoli del Codice Penale per adeguare il sistema sanzionatorio alle nuove forme di minaccia digitale. L’entrata in vigore delle nuove disposizioni, prevista per il 17 luglio 2024, ha ampliato le fattispecie di reato e inasprito le pene per accesso abusivo, estorsione informatica e truffa via web.

L’aumento delle denunce registrate dalla Polizia Postale, stimato tra il 30% e il 50% rispetto al 2023, evidenzia una crescente consapevolezza dei cittadini e delle aziende italiane circa la necessità di contrastare attivamente il cybercrime. Al contempo, la Direttiva NIS2 dell’Unione Europea impone obblighi più stringenti in materia di notifica degli incidenti e resilienza dei sistemi, spingendo il legislatore nazionale a rafforzare ulteriormente il quadro sanzionatorio anche attraverso la Legge 132/2025.

Questo articolo offre una panoramica completa sui reati informatici in Italia, analizzando le principali fattispecie previste dal Codice Penale, le relative sanzioni, le procedure per denunciare e le misure di prevenzione adottabili sia da privati cittadini che da imprese.

Quali sono i principali reati informatici in Italia?

I reati informatici in Italia comprendono diverse fattispecie codificate nel Codice Penale, ciascuna con caratteristiche specifiche e ambiti di applicazione distinti. La criminalità informatica colpisce tanto i sistemi tecnologici quanto le persone che li utilizzano, generando danni economici e patrimoniali di considerevole entità.

Definizione
Accesso abusivo, frodi digitali e danneggiamenti informatici disciplinati dagli articoli 615-640 del Codice Penale.
Reati principali
Phishing, attacchi DDoS, ransomware, furto di dati personali e commerciali, estorsione informatica.
Pene medie
Reclusione da 1 a 6 anni con multe comprese tra 5.000 e 50.000 euro a seconda della gravità del reato.
Trend 2024
Aumento delle denunce stimato tra il 30% e il 50% rispetto all’anno precedente, con focus su ransomware e phishing.

Tra le tipologie di reato più diffuse figurano il phishing, che utilizza messaggi ingannevoli per sottrarre credenziali bancarie, e il ransomware, malware che crittografa i dati richiedendo un riscatto per il loro recupero. Gli attacchi informatici hanno preso di mira con crescente frequenza le piccole e medie imprese italiane, tradizionalmente meno protette rispetto alle grandi corporation.

  • Crescita esponenziale delle frodi online registrata nel periodo post-pandemico
  • Circa l’80% dei reati informatici commessi mediante tecniche di phishing
  • Aumento significativo del targeting verso le PMI italiane da parte delle organizzazioni criminali
  • Importanza crescente della Direttiva NIS2 nell’implementazione di misure di sicurezza
  • Evoluzione delle tecniche di attacco con impiego di intelligenza artificiale
  • Maggiore attenzione ai sistemi informatici della pubblica amministrazione
Approfondimento normativo

La Legge 90/2024 ha introdotto significativi inasprimenti delle pene per i reati informatici, con particolare riferimento alle aggravanti per gli attacchi rivolti ai sistemi informatici pubblici e per l’utilizzo di tecnologie di intelligenza artificiale nella commissione dei reati.

Articolo CP Reato Pena base Esempi
615-ter Accesso abusivo a sistemi informatici 6 mesi – 3 anni Hacking di server aziendali
640-ter Frode informatica 1 – 5 anni Phishing bancario online
615-quater Detenzione e diffusione strumenti di accesso 6 mesi – 3 anni Distribuzione di malware
635-bis Danneggiamento di sistemi informatici 6 mesi – 3 anni Attacchi DDoS
629 co. 3 Estorsione informatica 6 – 12 anni Ransomware con richiesta di riscatto
635-quater.1 Detenzione programmi dannosi 6 mesi – 3 anni Creazione e diffusione di ransomware

Phishing: la frode informatica più diffusa

Il phishing rappresenta la tecnica di attacco più comunemente utilizzata dai criminali informatici in Italia. Questa metodologia prevede l’invio di comunicazioni elettroniche che simulano quelle di istituti bancari, enti pubblici o servizi online per indurre le vittime a rivelare dati sensibili come password, numeri di carta di credito e codici di accesso ai conti correnti. La Legge 90/2024 ha introdotto un’apposita aggravante per la “truffa via web” all’articolo 640 del Codice Penale, punendo più severamente chi utilizza strumenti telematici che ostacolano l’identificazione dell’autore del reato.

Differenza tra hacking legale e illegale

In Italia la distinzione tra hacking legale e illegale è fondamentale. L’accesso a sistemi informatici è considerato legittimo solo quando avviene con autorizzazione espressa del titolare del sistema e per finalità specifiche dichiarate. L’accesso abusivo, ovvero l’introduzione non autorizzata in un sistema informatico protetto, costituisce reato ai sensi dell’articolo 615-ter del Codice Penale, indipendentemente dall’intento con cui viene compiuto. Le attività di penetration testing svolte da professionisti della sicurezza informatica devono pertanto essere formalizzate attraverso specifici contratti che autorizzino esplicitamente le verifiche.

Quali pene prevede il Codice Penale per i reati informatici?

Il quadro sanzionatorio per i reati informatici in Italia ha subito un consistente inasprimento con l’approvazione della Legge 90/2024. Le modifiche apportate al Codice Penale hanno interessato principalmente gli articoli relativi all’accesso abusivo, all’estorsione informatica e al danneggiamento di sistemi informatici, introducendo peggioramenti delle condizioni per i responsabili e nuove fattispecie di reato.

Accesso abusivo: articolo 615-ter c.p.

L’articolo 615-ter disciplina l’accesso abusivo a sistemi informatici e prevede diverse ipotesi di reato con pene graduate in base alla gravità della condotta. La forma base prevede la reclusione da sei mesi a tre anni. Nelle ipotesi aggravate, quando l’accesso avviene con violenza o minaccia sulla persona, la pena aumenta da due a dieci anni di reclusione, rispetto al precedente range di uno-cinque anni. Per la sottrazione di dati informatici la pena va da tre a dieci anni, mentre nelle ipotesi pluriaggravate o quando l’attacco è rivolto contro sistemi informatici di interesse pubblico, la reclusione può arrivare da quattro a dodici anni.

Pene inasprite

Le aggravanti introdotte dalla Legge 90/2024 riguardano principalmente gli attacchi ai sistemi informatici della pubblica amministrazione e l’utilizzo di tecnologie di intelligenza artificiale per la commissione dei reati. In questi casi le pene massime sono significativamente aumentate.

Estorsione informatica: articolo 629 comma 3 c.p.

La nuova fattispecie di estorsione informatica, introdotta dalla Legge 90/2024, punisce chiunque, mediante accesso abusivo, intercettazioni di comunicazioni informatiche o danneggiamento di sistemi, costringa qualcuno a dare o omettere qualcosa per ottenere un profitto ingiusto. La pena prevede la reclusione da sei a dodici anni accompagnata da una multa da 5.000 a 10.000 euro. Questa fattispecie risponde alla crescente diffusione degli attacchi ransomware, attraverso cui i criminali informatici crittografano i dati delle vittime richiedendo un riscatto per il loro recupero.

Responsabilità degli enti: D.Lgs. 231/2001

Il Decreto Legislativo 231/2001 introduce la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche per i reati commessi nell’interesse o a vantaggio dell’ente. Per i reati informatici, l’articolo 24-bis prevede sanzioni pecuniarie che variano da 200 a 700 quote per i reati informatici ordinari, da 300 a 800 quote per l’estorsione informatica e fino a un massimo di 400 quote per la detenzione di programmi dannosi come i ransomware. Le aziende sono pertanto chiamate a implementare modelli organizzativi adeguati per prevenire la commissione di reati informatici al proprio interno.

Normativa europea: Direttiva NIS2 e Convenzione Budapest

L’Italia ha adeguato il proprio ordinamento alla Direttiva NIS2 dell’Unione Europea, che rafforza gli obblighi di notifica degli incidenti informatici e impone standard più elevati di resilienza per le infrastrutture critiche. La Convenzione Budapest, ratificata con Legge 48/2008, costituisce la base normativa internazionale per il contrasto ai reati informatici tradizionali, promuovendo la cooperazione tra gli Stati membri nella persecuzione dei crimini informatici transfrontalieri.

La Legge 132/2025 ha ulteriormente ampliato il quadro normativo introducendo l’articolo 612-quater del Codice Penale, che punisce l’illecita diffusione di contenuti generati o alterati con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, aggravando le pene per i reati informatici commessi utilizzando tecnologie di IA.

Come denunciare un reato informatico in Italia?

La denuncia di un reato informatico in Italia può essere presentata presso gli organi di polizia competenti, principalmente la Polizia Postale, che costituisce il punto di riferimento nazionale per la gestione delle segnalazioni relative a cybercrime. La tempestività della denuncia risulta fondamentale per aumentare le possibilità di recupero dei danni subiti e per consentire alle autorità di tracciare i responsabili degli attacchi.

Dove rivolgersi: Polizia Postale e Commissariato di P.S.

La Polizia Postale rappresenta l’organo specializzato nella lotta alla criminalità informatica, con sedi distribuite su tutto il territorio nazionale. I cittadini possono presentare denunce direttamente presso gli uffici della Polizia Postale o tramite il portale online dedicato. Il Commissariato di P.S. online offre inoltre la possibilità di inviare segnalazioni per via telematica, facilitando le procedure per chi non può recarsi fisicamente presso gli uffici.

È possibile contattare la Polizia Postale anche telefonicamente attraverso il numero verde dedicato o recarsi presso qualsiasi commissariato di polizia per presentare la denuncia. La querela deve contenere una descrizione dettagliata dei fatti, le date in cui si sono verificati, eventuali comunicazioni ricevute e qualsiasi elemento che possa facilitare le indagini.

Conservazione delle prove

Prima di presentare denuncia è consigliabile conservare tutte le prove dell’attacco informatico, inclusi screenshot delle comunicazioni ricevute, email di phishing, registri dei tentativi di accesso e qualsiasi altra informazione rilevante. La mancata conservazione delle prove può compromettere l’efficacia delle indagini.

Elementi da includere nella denuncia

Una denuncia efficace per reato informatico deve contenere diversi elementi essenziali: i dati anagrafici della persona offesa, la descrizione circostanziata dei fatti con indicazione delle date e degli orari degli eventi, l’indicazione del tipo di reato ipotizzato e degli articoli di legge che si ritengono violati. È importante fornire ogni elemento utile all’identificazione dei responsabili, come indirizzi email utilizzati per il phishing, siti web fraudulenti o wallet di criptovalute coinvolti nell’estorsione.

La documentazione da allegare può includere comunicazioni elettroniche, estratti conto bancari che evidenziano transazioni non autorizzate, report di eventuali software di sicurezza che hanno rilevato minacce e qualsiasi altra documentazione attestante il danno subito.

Quali sono le statistiche e i casi recenti di reati informatici in Italia?

I dati sulle denunce di reati informatici in Italia mostrano una tendenza in costante crescita, con un incremento significativo nel biennio 2023-2024. La Polizia Postale ha registrato un aumento delle segnalazioni compreso tra il 30% e il 50% rispetto all’anno precedente, evidenziando come la criminalità informatica sia diventata una delle principali preoccupazioni per cittadini e imprese italiane.

Tendenze e numeri della criminalità informatica

L’ISTAT rileva i reati informatici nell’ambito delle statistiche sui crimini con pena edittale massima di quattro anni, che comprende alcune fattispecie di reati informatici minori. Tuttavia, i dati specifici relativi al cybercrime risultano incompleti, poiché molte denunce non vengono adeguatamente classificate o non raggiungono la fase di definizione giudiziaria.

I settori più colpiti includono il sistema finanziario, dove gli attacchi phishing mirano ad ottenere credenziali di accesso ai conti correnti online, e il settore sanitario, sempre più target di ransomware che mettono a rischio dati sensibili dei pazienti. Le piccole e medie imprese rappresentano obiettivi privilegiati per i criminali informatici, in quanto dispongono generalmente di sistemi di sicurezza meno robusti rispetto alle grandi corporation.

Trend 2024-2025

Gli esperti del settore evidenziano una crescita rilevante degli attacchi che impiegano tecnologie di intelligenza artificiale per generare contenuti ingannevoli sempre più sofisticati. Il phishing vocale, noto come vishing, e la clonazione di identità attraverso deepfake rappresentano le nuove frontiere della criminalità informatica.

Impatto su aziende e privati cittadini

Le conseguenze dei reati informatici differiscono significativamente tra il comparto aziendale e i privati cittadini. Per le imprese, i rischi principali includono il blocco dei sistemi operativi causato da ransomware, con conseguenti perdite economiche dovute all’interruzione dell’attività, il furto di dati commerciali sensibili e l’estorsione mediante minaccia di diffusione di informazioni riservate. Le sanzioni pecuniarie previste dal D.Lgs. 231/2001 possono raggiungere quote molto elevate, arrivando fino a 800 quote per l’estorsione informatica.

Per i privati cittadini, le conseguenze più comuni riguardano le perdite finanziarie derivanti da truffe online, il furto di identità digitale e l’accesso abusivo ai propri dispositivi. Le pene previste per i reati che colpiscono i privati vanno dalla reclusione da due a dieci anni, con possibilità di attenuanti per fatti di lieve entità ai sensi dell’articolo 639-ter del Codice Penale.

Quali misure preventive adottare contro i reati informatici?

La prevenzione dei reati informatici richiede l’adozione di misure tecniche e comportamentali sia da parte delle aziende che dei singoli cittadini. L’implementazione di politiche di sicurezza efficaci può ridurre significativamente il rischio di cadere vittima di attacchi informatici, limitando i danni economici e reputazionali associati a queste minacce.

Obblighi per le aziende: la compliance NIS2

La Direttiva NIS2 impone alle aziende operanti in settori critici obblighi stringenti in materia di cybersecurity, inclusi requisiti di resilienza dei sistemi, procedure di gestione degli incidenti e obblighi di notifica verso le autorità competenti. Le imprese sono tenute a implementare misure tecniche appropriate per gestire i rischi legati alla sicurezza delle reti e dei sistemi informatici, garantendo la continuità dei servizi essenziali.

Tra le misure obbligatorie per le aziende figurano l’adozione di politiche di gestione degli accessi, la segmentazione delle reti, l’implementazione di sistemi di monitoraggio continuo, la formazione del personale e la redazione di piani di risposta agli incidenti. La mancata adozione di queste misure può comportare sanzioni amministrative significative e, in caso di reati informatici, una maggiore responsabilità dell’ente ai sensi del D.Lgs. 231/2001.

Protezione dei dati personali: il ruolo del Garante Privacy

Il Garante per la protezione dei dati personali svolge un ruolo fondamentale nella tutela dei cittadini dalle violazioni dei dati informatici. Le linee guida del Garante raccomandano l’adozione di misure di sicurezza minime per la protezione dei dati personali, includendo l’utilizzo di password complesse, l’attivazione dell’autenticazione a due fattori e l’aggiornamento costante dei software di sicurezza.

In caso di data breach, ovvero di violazione dei sistemi informatici che compromette la sicurezza dei dati personali, le aziende sono obbligate a notificare l’incidente al Garante entro 72 ore dalla scoperta e, nei casi più gravi, a comunicare l’accaduto agli interessati.

Formazione continua

La Polizia Postale offre corsi gratuiti di formazione sulla sicurezza informatica per cittadini e aziende, finalizzati a diffondere la cultura della cybersecurity e a fornire gli strumenti necessari per riconoscere e prevenire le minacce informatiche più comuni.

Consigli pratici per i privati cittadini

Per i singoli cittadini, la prevenzione dei reati informatici passa principalmente attraverso l’adozione di comportamenti prudenti nell’utilizzo della rete. È fondamentale verificare sempre l’autenticità delle comunicazioni ricevute, specialmente quelle che richiedono dati personali o credenziali di accesso, evitando di cliccare su link sospetti o di scaricare allegati da fonti non attendibili.

L’installazione di software antivirus aggiornati, la manutenzione regolare dei dispositivi e dei sistemi operativi, l’utilizzo di reti Wi-Fi sicure e la backup periodico dei dati personali rappresentano misure essenziali per proteggersi dal cybercrime. La tempestività nella denuncia di eventuali incidenti alla Polizia Postale rimane fondamentale per arginare i danni e facilitare le indagini.

La crescente integrazione dell’Intelligenza Artificiale Italia – Strategia Nazionale 2024-2026 nei sistemi informatici nazionali introduce nuove sfide in termini di sicurezza, poiché le tecnologie di IA possono essere utilizzate sia per potenziare le difese che per orchestrare attacchi sempre più sofisticati. La strategia nazionale prevede investimenti significativi per rafforzare la resilienza cyber del paese e formare professionalità specializzate nel settore.

Evoluzione normativa e legislativo in Italia

Il quadro normativo italiano in materia di reati informatici ha conosciuto una rapida evoluzione nell’ultimo biennio, con significative novità introdotte dalla Legge 90/2024 e dalla successiva Legge 132/2025. Queste modifiche legislative rispondono alla crescente complessità delle minacce informatiche e all’esigenza di adeguare gli strumenti di contrasto alle nuove tecnologie impiegate dai criminali.

  1. 2003: Il D.Lgs. 231/2001 introduce la responsabilità amministrativa degli enti per i reati informatici
  2. 2008: Ratifica della Convenzione di Budapest sulla criminalità informatica (Legge 48/2008)
  3. 2017: Adeguamento al Regolamento GDPR sulla protezione dei dati personali
  4. 2022: Recepimento della Direttiva NIS sulla sicurezza delle reti e dei sistemi informatici
  5. 2024: Legge 90/2024 con inasprimento delle pene per i principali reati informatici
  6. 2025: Legge 132/2025 con introduzione dell’art. 612-quater su contenuti generati con IA

L’adeguamento alla Direttiva NIS2, che introduce l’obbligo di penalizzazione di 17 diverse categorie di reati informatici, rappresenta un passaggio cruciale per l’allineamento dell’ordinamento italiano agli standard europei di cybersecurity.

Cosa è certo e cosa resta incerto nel contrasto al cybercrime

L’analisi del quadro normativo e dei dati disponibili consente di distinguere tra gli elementi consolidati del sistema di contrasto ai reati informatici e gli aspetti che presentano ancora margini di incertezza o necessitano di ulteriori approfondimenti.

Aspetti consolidati Elementi incerti o in evoluzione
Validità e applicabilità dell’art. 615-ter c.p. per l’accesso abusivo Evoluzione delle tecniche di attacco basate su IA e deepfake
Procedura di denuncia presso la Polizia Postale Impatto potenziale del quantum computing sulla crittografia attuale
Pene definite e multe per le principali fattispecie di reato Grado di cooperazione internazionale nella persecuzione dei reati transfrontalieri
Obblighi di notifica previsti dalla NIS2 per le aziende Statistiche complete relative all’anno 2024

I dati statistici relativi al 2024 risultano parziali e incompleti, poiché molte denunce non vengono adeguatamente classificate o non raggiungono la fase di definizione giudiziaria. L’Istituto Nazionale di Statistica e la Polizia Postale stanno lavorando per migliorare la raccolta e l’analisi di questi dati, ma permangono lacune informative significative.

Contesto economico e impatto del cybercrime in Italia

L’impatto economico della criminalità informatica in Italia rappresenta una minaccia crescente per il tessuto produttivo nazionale. Le perdite finanziarie derivanti da truffe online, ransomware e furti di dati colpiscono sia le grandi imprese che le piccole attività commerciali, con effetti che si ripercuotono sull’intera economia del paese. Il settore finanziario e quello sanitario risultano particolarmente vulnerabili agli attacchi informatici, come evidenziato dalle numerose segnalazioni di incidenti gravi registrate negli ultimi anni.

La situazione economica nazionale, caratterizzata da una ripresa post-pandemica ancora in corso, Economia Italiana – Situazione Attuale e Previsioni 2025 subisce gli effetti negativi del cybercrime attraverso la riduzione degli investimenti in tecnologie, l’aumento dei costi assicurativi legati alla cybersecurity e la perdita di competitività delle imprese colpite da attacchi informatici.

Il contrasto ai reati informatici richiede pertanto un approccio sistemico che coinvolga istituzioni pubbliche, forze dell’ordine, imprese e cittadini in uno sforzo condiviso per rafforzare la resilienza digitale del paese e garantire un ambiente informatico sicuro per lo sviluppo economico e sociale.

Fonti e riferimenti normativi

Le informazioni contenute in questo articolo si basano su fonti ufficiali e documenti legislativi che offrono un quadro completo del contesto normativo e delle tendenze della criminalità informatica in Italia. Il portale del Ministero dell’Interno costituisce un riferimento privilegiato per le statistiche e le linee di indirizzo in materia di sicurezza informatica.

“La crescita esponenziale delle denunce di reati informatici impone una riflessione approfondita sulle strategie di prevenzione e contrasto, coinvolgendo tutti gli attori del sistema della sicurezza nazionale.”

La documentazione tecnica e giuridica consultata comprende Focus di studi legali specializzati in materia di cybersecurity, report istituzionali della Polizia di Stato, analisi dell’Istituto Nazionale di Statistica e pubblicazioni accademiche sulla evoluzione normativa dei reati informatici. Il testo integrale della Direttiva NIS2 è consultabile sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea.

In sintesi

I reati informatici in Italia hanno conosciuto una crescita significativa nel biennio 2023-2024, con un incremento delle denunce stimato tra il 30% e il 50%. La Legge 90/2024 ha rappresentato una svolta nel quadro normativo, inasprendo le pene per accesso abusivo, estorsione informatica e truffa via web. La successiva Legge 132/2025 ha introdotto nuove fattispecie per contrastare l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella commissione dei reati. Per le aziende, la conformità alla Direttiva NIS2 e al D.Lgs. 231/2001 risulta fondamentale per evitare sanzioni pecuniarie elevate. Per i privati cittadini, la prevenzione passa attraverso l’adozione di comportamenti prudenti online, l’utilizzo di software di sicurezza aggiornati e la tempestiva denuncia di eventuali incidenti alla Polizia Postale.

Domande frequenti sui reati informatici in Italia

Qual è la differenza tra hacking legale e illegale in Italia?

L’hacking è legale solo quando avviene con autorizzazione espressa del titolare del sistema e per finalità dichiarate, ad esempio nell’ambito di penetration test formalizzati con contratto. L’accesso abusivo non autorizzato a un sistema informatico protetto costituisce reato ai sensi dell’articolo 615-ter del Codice Penale, punibile con la reclusione.

Quali sono i reati informatici più gravi per le aziende italiane?

Per le aziende, i reati informatici più gravi includono l’estorsione informatica (art. 629 c.3), punita con reclusione da 6 a 12 anni, e il ransomware, che può configurarsi anche come danneggiamento e detenzione di programmi dannosi. Le aziende rischiano inoltre sanzioni pecuniarie fino a 800 quote ai sensi del D.Lgs. 231/2001.

Come proteggere i propri dati personali dal cybercrime?

Per proteggere i dati personali è consigliabile utilizzare password complesse e uniche per ogni servizio, attivare l’autenticazione a due fattori, installare software antivirus aggiornati, evitare di cliccare su link sospetti, non condividere informazioni sensibili via email e effettuare backup periodici dei dati importanti.

Chi contattare per denunciare un reato informatico?

Per denunciare un reato informatico ci si può rivolgere alla Polizia Postale, presente con uffici su tutto il territorio nazionale, oppure al Commissariato di P.S. online. È possibile presentare denuncia recandosi fisicamente presso gli uffici o tramite i servizi telematici messi a disposizione dalla Polizia di Stato.

Quali obblighi impongono le normative europee alle aziende italiane?

La Direttiva NIS2 impone alle aziende obblighi di sicurezza delle reti e dei sistemi informatici, inclusi requisiti di resilienza, procedure di gestione degli incidenti e obblighi di notifica verso le autorità competenti. L’inadempimento può comportare sanzioni amministrative e una maggiore responsabilità dell’ente ai sensi del D.Lgs. 231/2001.

Quali sono le pene per il phishing in Italia?

Il phishing può configurarsi come frode informatica ai sensi dell’articolo 640-ter del Codice Penale, punita con la reclusione da 1 a 5 anni. La Legge 90/2024 ha introdotto l’aggravante per truffa via web, che aumenta la pena quando vengono utilizzati strumenti telematici che ostacolano l’identificazione dell’autore.

Esistono casi famosi di reati informatici in Italia?

Tra i casi più rilevanti figurano attacchi ransomware a grandi aziende e servizi della pubblica amministrazione, che hanno causato interruzioni di servizi essenziali e richieste di riscatto milionarie. Le cronache giudiziarie riportano inoltre estorsioni via phishing che hanno colpito migliaia di cittadini, con perdite finanziarie complessive significative.

Riccardo Matteo Moretti Conti

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Riccardo Matteo Moretti Conti

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